L’Historical Crime Mapping Africa - Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate o.n.l.u.s.

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ASSOCIAZIONE NAZIONALE VITTIME DELLE "MAROCCHINATE" O GOUMIERS (O.N.L.U.S.)

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L’Historical Crime Mapping Africa

L’Historical Crime Mapping Africa
“Risentimento nazionale”  come l’odio che con il pretestuoso motivo della  “pugnalata alla schiena”   si è  trasformato  in rancore e  vendetta  (esecuzioni sommarie, stupri, torture medioevali, insulti e vessazioni) su tutti i prigionieri nei campi di concentramento in Africa Settentrionale, colpevoli  di essere italiani.

Nell'ultima fase della campagna in nord Africa i prigionieri dell'Asse catturati dagli angloamericani, secondo fonti americane (tra cui il generale Eisenhower) ammontavano intorno ai 250.000 uomini. Gli Inglesi detenevano circa 105.000 di questi prigionieri.  
Il totale dei prigionieri italiani raccolti dai Britannici con la fine delle ostilità in Africa si aggirava approssimativamente intorno ai 500.000, di cui infine, vi furono gli oltre 50.000 militari lasciati ai francesi in Tunisia, Algeria e Marocco. Centinaia i campi che spaziarono dall’Inghilterra al Medio Oriente, dal Sudafrica all’India.
In genere le condizioni di vita nei campi “alleati” furono piuttosto accettabili, ad eccezione di quelli francesi in Tunisia, Algeria e Marocco dove gli italiani soffrirono la fame e vennero sottoposti al lavoro forzato e a vessazioni di ogni genere.
Alla fine, si contarono tra i 5.000/10.000 decessi.
A causa del diffuso insabbiamento e poiché molti dei documenti dei prigionieri erano falsi quando compilati, il numero dei morti sarà sempre in discussione.
Crimini di Guerra

In linea generale occorre in primo luogo porci la domanda se può tuttora permanere la figura giuridica del “prigioniero di guerra” nei confronti dei militari italiani catturati durante le operazioni antecedenti all’Armistizio del 3 settembre ed alla successiva cobelligeranza dell’Italia con le Nazioni Alleate. Sulla scorta dei principi di diritto internazionale bellico, quali emergono anche dalle Convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907 e dalle Convenzioni di Ginevra del 1929, l’affermativo a tale domanda appare, in linea di diritto, insostenibile. E’ appena necessario soggiungere, infatti, che con l’assenza di operazioni di guerra fra lo Stato italiano e le Nazioni Alleate, in forza dell’armistizio concluso, con la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, con la successiva cobelligeranza dell’Italia, riconosciuta ed accettata dalle Nazioni Alleate, col conseguente valido e concreto contributo già dato, resta escluso nel modo più certo il possibile realizzarsi dei presupposti di fatto a base dello stato giuridico della prigionia di guerra e cioè, prima fra tutte, la possibilità della ripresa delle armi contro le potenze detentrici da parte dei prigionieri di guerra che venissero restituiti al legittimo governo italiano. L’obiezione malevola che taluno potrebbe fare che in Ita1ia esistono due Governi non può evidentemente reggere. Uno solo è in Italia il Governo, pienamente legittimo, nominato dal Capo dello Stato nelle forme costituzionali.
Eppure numerose sono le violazioni allo spirito ed alla lettera della Convenzione di Ginevra che si sarebbero dovute rendere note ai rappresentanti suddetti per averne la tutela del caso, quali:

1) quasi tutti i prigionieri, all’atto della cattura o nei campi di smistamento o in definitiva sono stati spogliati di oggetti di corredo, libri, oggetti di biancheria, oggetti personali, tutto (violazione art.6°);

2) il trasferimento di ufficiali, anche superiori, dai campi di smistamento ai campi di Algeria è avvenuto mediante percorso di più giorni in vagone bestiame, fra inaudite sofferenze e il trasferimento di vari reparti di truppe avvenne per via ordinaria, anche con marcia a più riprese sino a percorrere di seguito 400 km circa, nelle più deplorevoli condizioni, con malati e decessi lungo il percorso e ciò a malgrado che le unità militari italiane al momento della cattura non avessero appositamente fatto distruggere alcun autocarro per il trasporto dei prigionieri (cattiva applicazione dell’art.7);

3) la sistemazione dei campi non ha tenuto conto né dell’igiene, né della salubrità: locali pieni di parassiti, molti ufficiali costretti a dormire a terra per molti mesi col solo pagliericcio, dislocazione di campi di soldati in località malsane tanto che numerosi furono gli ammalati di malaria e di tifo e parecchi i morti (violazione articoli 9 e 10);

4) la razione alimentare fu, sino al mese di marzo insufficiente, solo dopo ripetute proteste dei comandi italiani dei campi che facevano presenti i deperimenti organici avvenuti, il calo dei pesi, le malattie sviluppatesi, si ebbe un certo aumento (violazione art.11);

5) le condizioni del vestiario e delle calzature rimasero in uno stato che si può dire obbrobrioso; ufficiali e soldati rimasero e sono tuttora vestiti di stracci rappezzati, con ai piedi zoccoli ricavati individualmente dalla legna da ardere e ciò anche nella stagione invernale con più gradi sotto zero sulle montagne algerine (violazione art.12);

6) deficienza massima di gabinetti di decenza (sia pure allo stato primitivo) e deficienza di medicinali di ogni genere per i militari abbisognevoli di cure (violenze articoli 13 e 14);

7) nessuna distinzione nel trattamento fra ufficiali di diverso grado ed età nello stesso campo di Saida vi sono sempre stati e vi sono un Generale di Divisione, un Generale di Brigata, sei Colonnelli, accomunati nella vita con ufficiali superiori, Capitani e subalterni (in totale un migliaio) senza apprezzabili differenze e, salvo che per Generali e Colonnelli, un vitto meno cattivo ma a prezzo quasi triplo (franchi francesi 66 al giorno) degli altri ufficiali (violazione articolo 21);

8) sequestro della valuta della Banca di Francia che i militari avevano con sé al momento della cattura e dichiarati fuori corso; corresponsione di assegni francesi forniti al personale italiano in una speciale “moneta del campo” valevole solo nell’interno del campo stesso, insufficienza degli assegni per i sottotenenti che si dovettero e si debbono sovvenire con provvedimenti di assistenza interna fra gli ufficiali; cambio del franco francese in sostituzione di eventuali lire italiane sequestrate, praticato nella misura di 1 franco per due lire e non per lire 0,38 come vigeva in Tunisia prima della cattura (violazione degli articoli 23 e 24);

9) dal giugno al settembre 1943 fu data possibilità ai prigionieri italiani di scrivere ai propri famigliari una sola cartolina al mese, ma quasi mai ciò fu possibile per mancanza di carta da lettere e di cartoline; quasi tutti gli ufficiali rimasero per molti mesi senza notizie delle proprie famiglie e parecchi sono ancora in queste condizioni dopo oltre un anno di prigionia (cattiva applicazione in genere di tutta la sezione 4o titolo 3o della Convenzione);

10) molte punizioni di arresti di rigore agli ufficiali furono in misura superiore a quella previste dal regolamento francese di disciplina e giunsero sino al trattamento inumano di un mese di segregazione in celle di 3,50 x 1,20, semibuchi con giaciglio di pietra, con una stuoia di paglia di mezzo centimetro, piena di cimici ed una coperta di 1,20 x 0,60 con razioni viveri molto ridotte e con  libertà nelle 24 ore di soli 20 minuti e non sempre accordati, con nessuna libertà e nessun libro da leggere per coloro che evasero e furono ripresi (violazione articoli 46, 51, 52);

11) Numerosi soldati furono uccisi, torturati  o lasciati morire.

12) cattiva applicazione della Convenzione di Ginevra sui feriti e malati per mancato rimpatrio (od eventualmente avvenuto con grande ritardo) di personale italiano prigioniero che si trovasse nelle condizioni di rimpatriare o di essere ospedalizzato in paese nostro;

13) permanenza ininterrotta di tutti gli ufficiali (compresi i generali) entro un ristretto recinto di reticolati guardato da sentinelle di colore, saltuarie passeggiate fuori dei reticolati con scorte armate spesso sospese per lunghi periodi quando si verificava qualche evasione;

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